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Le modifiche inserite nel Ddl. di conversione del DL 118/2021, tra le altre novità, riguardano la disciplina della composizione negoziata della crisi per le imprese “sotto soglia” di cui all’art. 17, eliminando alcuni dubbi interpretativi. Si ricorda che l’imprenditore commerciale o agricolo, il quale possiede congiuntamente i requisiti di cui all’art. 1 comma 2 del RD 267/42 (di non fallibilità) e che versa in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne rendono probabile la crisi o l’insolvenza, può chiedere la nomina dell’esperto quando risulta ragionevolmente perseguibile il risanamento dell’impresa ed in tal modo avviare la procedura. In primis, appariva discutibile l’assenza per tali imprese di un presupposto, per così dire, “negativo” di accesso alla procedura, a differenza di quanto previsto per le imprese maggiori. La lacuna è stata colmata integrando l’art. 23 comma 2 del DL 118/2021 con la previsione che impedisce l’accesso anche alle imprese “sotto soglia” in pendenza del procedimento introdotto per gli accordi di composizione della crisi da sovraindebitamento o la liquidazione ex artt. 7 e 14-ter della L. 3/2012. L’istanza di nomina dell’esperto, inoltre, può essere presentata all’OCC, ovvero nelle forme di cui all’art. 5 comma 1 del DL 118/2021 (per le imprese “maggiori”) al segretario generale della CCIAA. Sin dai primi commenti, tuttavia, risultava incerto se la presentazione dell’istanza all’OCC legittimasse l’organismo anche alla nomina dell’esperto – secondo un “doppio binario” –, ovvero se la procedura fosse sempre riservata alla commissione istituita in seno alla CCIA. Le incertezze sembrano superate con l’integrazione dell’art. 17 comma 2, che conferisce il potere di nomina al “soggetto al quale è presentata l’istanza”. Peraltro, alcuni spunti in favore della tesi del doppio binario potevano cogliersi già dalla previsione che affida il compito di liquidare il compenso dell’esperto – rispettivamente – al responsabile dell’OCC o dal segretario generale della CCIAA, “che lo ha nominato” e presso il quale è stata presentata la domanda. Un’ulteriore novità, sempre relativa alla fase di accesso alla procedura, investe il complesso di documenti che l’impresa istante dovrà depositare. Gli emendamenti ampliano la documentazione, che finisce per coincidere con quanto richiesto per l’impresa “maggiore” ai fini dell’accesso alla procedura ex art. 5 comma 3, ad esclusione della lett. b) (“una relazione chiara e sintetica sull’attività in concreto esercitata recante un piano finanziario per i successivi sei mesi e le iniziative industriali che intende adottare”). Parallelamente, si riducono – per così dire – i compiti demandati all’esperto, il quale assolverà le medesime funzioni previste per la procedura maggiore e, per effetto della modifica apportata con gli emendamenti, non sarà più tenuto, dopo aver accettato l’incarico, a sentire l’imprenditore e ad acquisire i bilanci dell’ultimo triennio, se disponibili, le dichiarazioni fiscali e la documentazione contabile ritenuta necessaria “per redigere, ove non disponibile, una relazione aggiornata sulla situazione patrimoniale ed economico-finanziaria dell’imprenditore nonché un elenco aggiornato dei creditori e dei relativi diritti”. Si dovrebbe, quindi, sgravare l’esperto dall’acquisizione della documentazione contabile dell’impresa nonché dalla redazione della relazione sulla situazione patrimoniale ed economico-finanziaria dell’imprenditore e dell’elenco aggiornato dei creditori e dei relativi diritti, trattandosi di attività onerose e non compatibili con la speditezza della procedura di composizione. Un’altra disposizione che ha suscitato alcune incertezze interpretative è contenuta al comma 6: nell’ipotesi in cui all’esito delle trattative non sia possibile raggiungere un accordo – prima delle modifiche – “l’esperto, su richiesta dell’imprenditore, svolge i compiti di gestore della crisi”. La nuova formulazione della norma, per effetto di un emendamento, invece, giunge ad una conclusione diametralmente opposta, perché consente all’impresa di accedere ad una delle procedure di cui alla L. 3/2012, escludendo, indirettamente, che l’esperto della composizione negoziata possa svolgere i compiti dell’OCC. È ampliato, altresì, il novero delle norme (dettate per la procedura ordinaria) applicabili alla composizione delle imprese “minori”, mediante il richiamo all’art. 3 commi 3 e 4 – che si aggiunge agli artt. 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 13, 14, 15 e 16 del DL 118/2021 – sull’elenco degli esperti e sui requisiti necessari per l’iscrizione, tale disciplina dovrebbe pacificamente trovare applicazione. Resta confermata, invece, l’applicazione (conformemente al DLgs. 14/2019) anche per tali imprese delle misure protettive e cautelari, nonché la possibilità per le sole imprese “sotto soglia” di accedere al concordato liquidatorio semplificato all’ipotesi di esito positivo delle trattative (a differenza di quanto previsto per le imprese maggiori). Permangono ancora incertezze sull’esito della procedura laddove le soglie di fallibilità dell’impresa vengano raggiunte nel corso delle trattative.

16 ottobre 2021 / Antonio NICOTRA

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